sabato 8 settembre 2012

Il sesso fa bene



Apertura del Congresso della Scuola lacaniana di psicoanalisi tenuto a Napoli il 16 e 17 maggio 2009 sul tema: "Variazioni sessuali e realtà dell'inconscio" 

di Marco Focchi

Leggi il testo nel nuovo sito seguendo il link

Il sesso fa bene

3 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  2. Sono d'accordo, ma secondo me il tema ideologico-salutistico de "il sesso fa bene",che mette da parte l'imprevedibilità e la libertà della situazione amorosa, passa in secondo piano rispetto al tema dell'educazione...secondo me la cultura non toglie la libertà: è la sua assenza che la toglie, e oggi c'è un'assenza più che una presenza. Concordo con Fornari, secondo me Freud non ha ben distinto la genitalità dalla pregenitalità, e anche Marcuse si è ritrovato a fare lo stesso errore...l'essenziale della genitalità è il dono: dire che non esiste rapporto sessuale, è dire che nella società capitalistica non esiste il dono (cfr.Marcel Mauss), cioé dire che in essa è il piacere pregenitale a dominare. Scrive Fornari: "Orfeo ha perso Euridice perché non è stato capace di rimandare il desiderio di vedere Euridice al momento stabilito. Orfeo perde Euridice perché è incapace di rimandare la soddisfazione, come è prescritto dal principio di realtà. La soddisfazione immediata del desiderio, in quanto allucinazione [l realizzazione allucinata del desiderio fa parte della sessualità pregenitale, che non aderisce al principio di realtà, e che è stato l'argomento portato avanti dal Sessantotto] porta alla perdita dell'oggetto, non solo perché l'allucinazione è illusoria, ma anche perché l'incapacità di accettare la frustrazione impedisce la formazione del simbolo e quindi del pensiero che presiede al principio di realtà. [...] Marcuse accenna al fatto che, in una versione secondaria del mito, anche ORfeo rifiuta le donne. In questo la sua storia coincide quindi con Narciso. [...] Quando, seguendo Schiller, Marcuse, in nome del principio del gioco, disprezza con supponenza il principio di realtà, "come puro risultato del bisogno", evidenzia, anche in questo settore, la posizione arrogante del Sé onnipotente, che nega la dipendenza dal reale, el' attacco al sé genitale, che riconosce assieme alla propria eccedenza la propria mancanza ela propria dipendenza dalla realtà che la può riparare. Il fare cioé del principio del gioco una specie di trionfo sul bisogno, e di negazione di esso, significa porsi, in modo maniacale, non solo al di fuori della vita, ma anche al di fuori della logica della soddisfazione. Questa logica vuole infatti che la soddisfazione nasca proprio dal bisogno. Senza bisogno non c'è neanche soddisfazione, perché ogni soddisfazione è sempre soddisfazione di un bisogno. DIsprezzando il bisogno, Marcuse dimentica che Eros è figlio di Pneia, cioé proprio di quella penuria, che egli ritiene l'ostacolo maggiore alla realizzazione dell'Eros. In tal modo, considerando Peneia, la penuria, un ostacolo all'Eros, mostra un Eros arrogante, che attacca la Vita Madre che l'ha generato. Il gioco serve al bambino per elaborare in modo simbolico il desiderio frutto di un bisogno." (F.Fornari). La parte fra [ ] l'ho aggiunta io. Quindi dobbiamo domandarci che cos'è la genitalità, e se essa si sia affermata, o non si sia piuttosto affermato il narcisismo, come eminenti sociologi (Lasch) sembrano sostenere: in questo caso l'effetto del sessantotto sarebbe tutt'altro che rivoluzionario.Per cui non è solo un problema di libertà, ma anche della meta che l'Eros, inteso in senso non individuale (e Freud nell'ultima parte della sua vita concepisce un Eros trans-individuale responsabile della civiltà e dell'unione degli individui in famiglie, delle famiglie in nazioni ecc.) deve raggiungere in simbiosi con la cultura. Chiediamoci se la psicoanalisi oggi non sia troppo legata al pensiero unico, e quindi incapace di prospettare visioni differenti della sessualità nel mondo contemporaneo, anche a costo di diventare politicamente scorretti. (Piergiorgio, www.piergiorgioblog.blogspot.com).

    RispondiElimina
  3. Penso che il problema di Marcuse sia la riduzione della sessualità a elemento irenico, sorta di piacere naturale da liberare, la quale tolti i lacci della società repressiva sgorgherebbe senza contrasti. L'esperienza psicoanalitica mostra come la sessualità sia intrinsecamente antinomica, e l'ostacolo non viene dall'esterno. Al tempo stesso in cui il soggetto vuole, con lo stesso movimento non vuole, e questo costituisce la vera difficoltà dell'operazione psicoanalitica: portare il soggetto al centro della propria antinomia facendo in modo che non sia insopportabile.

    Per quanto riguarda l'idea di un pensiero unico in psicoanalisi direi che proprio non riesco a vederla: non c'è orientamento di pensiero nel nostro secolo che si sia più ramificato, suddiviso in orientamenti diversi, prodotto in forme molteplici che non la psicoanalisi.

    RispondiElimina